Comitato Regionale

Lazio

Silvia Garambois ricorda il debutto di Grazia Pinna, prima arbitra di calcio

47 anni fa su l'Unità usciva l'articolo firmato dalla fondatrice di Giulia Giornaliste: "Sono contenta di averla definita “arbitra”, un esordio linguistico".

 

Il 19 febbraio 1979 su l'Unità usciva un articolo firmato dalla giovane giornalista Silvia Garambois, che raccontava un debutto della prima arbitra donna, Maria Grazia Pinna, in un torneo Uisp: "Critiche e applausi (come a un arbitro uomo). La prima donna in nero su un campo di Firenze". 

"Gonella, il suo idolo, è finito in prima pagina arbitro da notizia sotto i riflettori del «Mundial»: a Grazia Pinna è bastato un campetto di periferia, pieno di fango e pozze di acqua - così si apre l'articolo del 1979 - è la prima, primissima partita da arbitrare, tra lo sconcerto e l'emozione. Grazia, infatti, è la prima donna che comincia il mestiere di arbitro, un record a suo modo. Fuori dagli spogliatoi, tra un nugolo di giornalisti e di curiosi, gironzola un ragazzetto: è Omar, dieci anni, suo figlio". Leggi l'artiolo integrale

A distanza di 47 anni, dopo tanti passi avanti verso la parità nello sport di uomini e donne, e alcuni passi indietro, abbiamo chiesto alla fondatrice di Giulia Giornaliste, di ricordare quel giorno e quell'articolo. Ecco le sue parole.

Un sabato di febbraio, l’acquata è in conto. E sul campetto di periferia era rimasto il fango dei giorni precedenti per il campionato dei “piccoli azzurri”. Rileggo l’articolo sperduto nel “dark web”, dove sopravvivono brandelli dell’archivio dell’Unità e ricordo, sì che ricordo: la prima arbitra in campo, Grazia Pinna.

L’articolo è sulle pagine nazionali di Sport, 19 febbraio 1979. Io avevo poco più di 23 anni, Grazia Pinna 35. Sono contenta di averla definita “arbitra”, era un esordio anche linguistico. Per me anche un articolo di sport, di cui solitamente non mi occupavo, ma che avevo iniziato a frequentare (l’hockey della squadra livornese, e poi la pallamano di Firenze, il basket a San Giovanni Valdarno, il calcio a Coverciano) per le cronache locali, per dare voce alle donne dello sport. Capo delle cronache di Firenze era allora Renzo Cassigoli, mi dava spago, e propose l’articolo per il nazionale.

Quello di Pinna era un avvenimento. Confesso una certa emozione nel sapere che lei lo ha custodito per tutti questi anni nel suo “libro dei ricordi”.

Rileggo e mi tornano in mente le immagini di quel giorno. Il fango. I flash delle macchine fotografiche (un altro mondo, davvero) per immortalare la prima donna in pantaloncini neri. L’agitazione e l’ansia del pubblico in attesa dei fischi. Il primo arriva al dodicesimo minuto per un fallo di fondo. Ma sono pochi i fischi di Pinna, che lascia scorrere il gioco tra gli agguerriti giovanissimi.   

“Accidenti al fischio e a chi te lo ha messo in mano”, sbotta l’allenatore del Fiorenza per un presunto fallaccio, ma sarà il Colonnata a vincere l’incontro per tre a zero. E quando Pinna fischia la fine è di nuovo una scarica di flash, a salutare l’arbitra. Mi ero divertita, un po’ avevo patito ma il pubblico aveva accolto bene, “Bravo arbitro”, “Brava arbitra”.

La prima. C’è voluta tanta strada perché le arbitre debuttassero anche nei massimi campionati, e tanta ne serve ancora: basti pensare che solo nel 2022 Stéphanie Frappart è stata la prima ad arbitrare un campionato del mondo di calcio maschile, mentre Maria Sole Ferrieri Caputi è stata nominata migliore arbitra per il 2025 dall’IFFHS, che compila le classifiche internazionali del calcio. Marotta, Gasperotti, Trasciatti, Di Monte, Marziali… l’elenco si allunga. E tutte hanno – e abbiamo – un debito di riconoscenza per Grazia Pinna, che su quel campetto ha messo anche una bella dose di coraggio.

Foto: zai.net.it